Simone Franceschi: il sindaco di sinistra che vuole portare la voce dell’entroterra in Regione


Burbero, riservato ma anche sensibile con una sconfinata passione politica che lo porta a macinare chilometri su e giù per il genovesato per diffondere la voce della dei piccoli Comuni dell’Entroterra e delle cittadine e dei cittadini che chiedono servizi per poter restare nei loro borghi
Simone Franceschi è nato a Genova il 29 febbraio 1976, ma solo perché nell’entroterra era difficile partorire, se no sarebbe nato in casa o a Ronco, forse a Busalla o nell’orto. Vive e lavora in Vallescrivia dove ama impegnarsi nel volontariato sociale e nella cosa pubblica da quando aveva 19 anni. Franceschi è da sempre un uomo di sinistra, fedele ai valori di giustizia sociale, della Costituzione e della Resistenza. Cresciuto nell’amministrazione di Gianluigi Sacchi, sindaco di Ronco Scrivia per due mandati, e grande sostenitore di Giuseppe Piero Fossati, prima assessore alla viabilità e poi Commissario Straordinario della rimpianta Provincia di Genova, Simone Franceschi ha camminato al fianco di personaggi politici granitici che gli hanno insegnato ad amministrare e a voler bene al territorio. Assessore e sindaco del Comune di Ronco Scrivia fino al 2015, da nove anni è sindaco del Comune di Vobbia. Dal 2020 è coordinatore ligure di ALI – Lega delle Autonomie Locali e dal 2022 ed è vice presidente di ANCI Liguria e componente degli organi nazionali.
Come mai ha deciso di candidarsi?
Non avrei immaginato una mia candidatura se non avessi ricevuto le sollecitazioni di tanti amici, concittadini e amministratori locali. Loro mi hanno stimolato a valorizzare l’esperienza quasi trentennale maturata nel lavoro di amministratore. Ho raccolto la sfida perché sono convinto che occorra dare rappresentanza al territorio anche sfruttando questa opportunità. Mi candido con Orlando che in questo momento rappresenta più che mai l’alternativa in Liguria.
In quale direzione va il suo impegno?
Il mio è un impegno per assicurare la presenza dei servizi per i cittadini che vivono ogni giorno il territorio, è un impegno per incentivarne il ritorno e per rilanciare i nostri borghi. Un impegno per chi sceglie di lavorare sull’Appennino, per gli imprenditori che vogliono investire lontano dalla città, per i commercianti che continuano a resistere, per i volontari delle pubbliche assistenze, i lavoratori impegnati nel fornire servizi essenziali, per i volontari che animano feste ed eventi dei nostri paesi, per coloro che garantiscono la pulizia dei sentieri e l’apertura dei musei e dei cinema. Abbiamo la necessità di sostenere il territorio e i Piccoli Comuni per dare risposte ai cittadini sui temi della viabilità, dei trasporti, della sanità e sostegno alle attività produttive, al piccolo commercio e alla banda larga.
Perché ha incentrato la sua campagna sui Piccoli Comuni?
Credo fermamente che i Piccoli Comuni siano una risorsa, luoghi dove si può vivere bene e dare speranza ai giovani, alle famiglie e ai nostri anziani. Luoghi dove sono presenti di amministratori che sono davvero “uomini del fare”, perché abituati a garantire servizi e risposte, senza risorse, senza personale e con regole a volte assurde per le dimensioni che hanno, dove i buoni risultati neppure vengono valorizzati, perché non c’è alcun interesse nel dare loro visibilità. Dunque, per queste ragioni ho accettato di candidarmi: faccio parte di quelli che conoscono i problemi, li vivo ogni giorno insieme ai cittadini e intendo cercare le risposte attraverso il mio impegno.




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